venerdì 21 aprile 2017

qui si fa la storia

La biancaevolta lancia una nuova collana di romanzi storici. L'editrice, inizialmente intenzionata ad affidarla a una matita diversa da quella dei Melograni che curo, dopo aver vagliato un po' di proposte per la veste grafica di collana, mi ha chiesto se volessi avanzare una proposta anch'io. Nonostante non sia un grande lettore di questo tipo di romanzi, ho voluto cimentarmi, lei è rimasta "folgorata" dicendo che ero riuscito a cogliere il carattere che cercava e così mi ritrovo a vestire i libri anche di questa nuova collana.

Oggi va in stampa il primo della serie Il gigante dal cuore di panna di Francesco Sturaro, che sarà presentato in anteprima a fine aprile.

Per il progetto grafico della collana, ovviamente volevo che i libri avessero un carattere storico, magari una punta di seriosità, ma senza sembrare troppo datati o delle pubblicazioni troppo settoriali o scolastiche, erano pur sempre dei romanzi.

In linea generale ho deciso di ispirarmi agli esperimenti tipografici degli anni '20 (cito il libro imbullonato di Depero come esempio supremo), cercando di fondere il tutto con la fotografia sperimentale delle avanguardie e il collage.

L'idea di fondo è che ogni copertina sia basata su un'immagine/oggetto semplice, composta in gran parte da testo e ritagli di immagini. Ho deciso che era efficace e moderno inserire il testo di quarta direttamente in copertina, come un gancio che richiamasse l'idea di un libro non troppo leggero o facile. La gabbia è ovviamente molto libera e i titoli di volta in volta contribuiscono a interagire e a creare le forme. Per donare coerenza ho scelto di usare un'unica font con il giusto equilibrio tra eleganza, austerità e modernità: il celebre Bodoni, declinato però di volta in volta in vari pesi (grassetto, grassetto pesante, corsivo etc.) in modo da permettere la giusta varietà.

Per il fondo abbiamo scelto una gamma di colori chiarissimi al limite del bianco, che valorizzasse la carta scelta per la brossura e evocasse in qualche modo le copertine vissute delle riviste d'avanguardia.

I due grossi dubbi dell'editore dopo l'entusiasmo iniziale erano che i titoli potessero risultare poco leggibili e l'horror vacui della quarta: se la quarta va in copertina... in quarta cosa ci mettiamo?

Per i titoli alla fine abbiamo scelto di non sottovalutare i lettori e osare. Sicuramente possono risultare meno leggibili ma l'obiettivo era ricercare un carattere di collana forte e distintivo che si allontanasse il più possibile dal titolone a lettere chiare e cubitali, spesso un po' dozzinale e tipico dei libri che ritrovi nei supermercati o all'autogrill. Inoltre sono convinto che le persone di oggi siano avvezze a sperimentazioni grafiche ben più ardite di quelle d'inizio secolo scorso...

Per la quarta ci è venuta in soccorso invece quel geniaccio di mia moglie (molto più ferrata di me sulle questioni editoriali). A mio giudizio una quarta vuota ti spiazza, ti costringe a riguardare la copertina con maggiore attenzione e magari notare e leggere il testo che a primo colpo d'occhio ti era sfuggito... inserendo qualcosa tipo un estratto o un testo lungo sul retro, può passare inosservato il testo di quarta in copertina. Così mia moglie ha proposto dal momento che è una collana a carattere storico perché non piazzare in quarta un elemento tanto in voga nei libri d'epoca e ora un po' dimenticato: un Ex libris di volta in volta diverso? Donerebbe un alone storico al libro, si potrebbe usare un'immagine significativa di volta in volta legata ai personaggi o al carattere della storia, inserire una frase caratterizzante come motto e delle date che ne inquadrino il periodo storico.

Insomma questo è un piccolo scorcio di quello che c'è dietro questa copertina, la prima spero di una lunghissima serie.



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